Ecco, l'ennesimo blog, dirà qualcuno. L'ennesimo ricettacolo delle frustrazioni e dei deliri di qualche ragazzotto/a che dà sfogo alla propria vena logorroica parlando di tutte quelle cose insignificanti che gli accadono durante la sua triste vita... Per fortuna no. Questo blog ha una qualche minima utilità, con tutto il rispetto per i milioni di bloggers in giro.
Ma prima di tutto cos'è questo "It's Crow Time!"... Si tratta di un programma radiofonico su web messo in piedi da un branco di giovinastri che gironzolano per La Sapienza, la storica università di Roma. E' un modo per dare il punto di vista degli studenti su tanti argomenti e fatti che ci riguardano, ci interessano, ci passano vicino. Un modo per dimostrare che gli studenti possono impegnarsi, appassionarsi, darsi da fare, esprimersi riguardo i problemi universitari ma anche sociali, politici, culturali. Per dimostrare che non tutti rimangono inerti come vorrebbe un certo sistema, magari intenti solamente a fare somme e sottrazioni per calcolare i crediti o gli esami rimanenti prima di lasciare la valle di lacrime universitaria.
Il programma nasce come espressione del movimento universitario dei Corvi, un gruppo di mattacchioni che si mobilita dentro le università per portare avanti una visione della cultura che valorizzi gli studenti e non li riduca a semplici ingranaggi, o a semplici vittime (che poi, è lo stesso, nei fatti).
Fatevi un giro sul sito dei Corvi, scaricate e sentite il programma, spargete la voce (anche perchè eventuali collaboratori sono molto graditi!) e poi mi raccontate...
La Redazione
Carta dei diritti dello studente
Gli studenti sono il futuro dei popoli: il loro sviluppo, lo sviluppo della salute, dell’istruzione e il miglioramento della qualità della vita dipende da loro. Dunque nessuna variabile “macroeconomica” deve stare al di sopra di questo diritto poiché non rappresenta una spesa ma un investimento….
Con questa carta si chiude l’ultimo paragrafo dell’ultimo capitolo dell’università delle norme, degli oneri e dei doveri e se ne apre uno nuovo, un nuovo volume, il volume che corrisponde a una nuova civiltà: arbitrario e multiforme, inefficiente e multdimensionale, inquieto e spregiudicato. Si apre il capitolo dei diritti dello studente; e non si apre “formalmente” (come in genere si usa nelle nostre democrazie) si apre seriamente ed esigentemente. Questa carta è un sottile sussurro nel cuore di tutti gli studenti di tutte le scuole e le università del mondo. Ora questo sussurro deve crescere e non può, non deve fermarsi.
1) DIRITTO ALLO STUDIO ASSOLUTAMENTE senza NESSUNA limitazione: economica, razziale, sessuale, ideologica, architettonica, burocratica, meritocratica.
2) DIRITTO ALLA CONOSCENZA e non semplice trasmissione di dati. Vogliamo imparare: a conoscere e a conoscerci, percepire il nostro pensiero, sviluppare una visione spregiudicata e critica della realtà, ingigantire la sensibilità e sprigionare lo sviluppo emotivo. Vogliamo scoprire, risolvere, creare, Vedere le cose da molteplici punti di vista e in molteplici prospettive. Una conoscenza amplia e strutturale e non schizofrenica e specialistica. Una conoscenza che sia “psicofisica” e non “decapitata” e inibitoria. Pretendiamo il diritto a conoscere e governare il nostro corpo, a crescere, a emozionarci, a disinibirci. Reclamiamo il diritto ad una vita IMMENSA.
3) DIRITTO DI SCEGLIERE tutto, proprio tutto. Scegliere i momenti, i luoghi, gli orari delle proprie giornate, i ritmi di studio, il tempo che si vuole impiegare per concludere gli studi, senza meriti o demeriti. Scegliere il piano di studio secondo le nostre aspirazioni e secondo le nostre virtù.
4) DIRITTO DI DECIDERE Gli studenti sono il senso dell’università. È quindi l’università a dover essere al servizio degli studenti E NON IL CONTRARIO. Dobbiamo poter decidere della nostra vita, della politica universitaria, delle scelte amministrative, didattiche ed extradidattiche. Decidere chi saranno i nostri professori e chi saranno i nostri “maestri”.
5) DIRITTO DI REPLICA Significa poter discutere, valutare, chiedere o sostituire determinati docenti. Significa che una determinata valutazione, un determinato insegnante o un determinato metodo di studio possano essere considerati come un opzione e non come un’ imposizione ineluttabile. L’operato dei docenti, la didattica da loro adottata, il loro sistema di valutazione, eventuali arbitrarietà, o determinati pregi, debbono poter essere ponderati. Deve esistere la possibilità di rinunciare (singolarmente o collettivamente) ad un determinato professore ed al suo metodo. Deve esistere anche la possibilità di poter coinvolgere quegli insegnanti con talento e sensibilità. I Docenti valutano gli studenti, gli studenti valutano i docenti: questo è un buon modo di collaborare.
6) DIRITTO A RIBELLARSI A poter mettere in discussione lo stabilito, le convenzioni e le regole sociali. È il superamento del vecchio ad opera del nuovo. È il diritto di intraprendere nuove strade, nuove forme di lotta e nuove rivendicazioni. È avere l’opportunità, la possibilità e gli spazi per poterlo fare. Potersi organizzare, riunire, disubbidire, risvegliando quella dialettica generazionale che sino ad ora è stato il motore della Storia. Ma è anche il diritto all’immaginazione, alla trasformazione e alla confutazione delle verità assolute.
7)DIRITTO A VIVERE SENZA VIOLENZA: Imparare, lavorare, studiare, investigare, mangiare, creare, passeggiare, avvicinarsi ad altre persone come probabili amici e non come possibili nemici; divertirsi, sognare, esprimersi e godere, senza ridicoli pregiudizi che hanno portato l’umanità sull’orlo del precipizio storico. La non violenza e la non discriminazione sono parte integrante della nostra metodologia d'azione. Aspiriamo a “riconocere” e "superare" la violenza in noi e nella società; violenza che oggi si manifesta nelle sue distinte forme: fisica, economica, razziale, sessuale, religiosa, psicologica, morale...
8) DIRITTO ALLA RICERCA In tutti i campi e con tutti gli strumenti possibili a disposizione. Diritto a ricercare e trovare nuove strade. Diritto alla piena divulgazione dei motivi e dei risultati di tali ricerche sia in fase teorica che sperimentale. Questo diritto rende, inoltre, possibile l’orientamento libero e spontaneo verso tutti i campi di indagine, di conoscenza e di lavoro, persino quelli che possano risultare inutili ai nostri occhi nel momento attuale.
9) DIRITTO A SBAGLIARE: Quando si aprono nuove strade a volte si finisce in vicoli senza uscita: in questo modo è avanzata l’umanità. Vogliamo sognare nuovi orizzonti, aprire nuovi percorsi, sentire sulla nostra pelle il tremore potente e caldo di nuovi tentativi, di ulteriori azzardi. Vogliamo giocare doppiamente e sbagliare doppiamente. Ma saranno “nuovi” errori...errori che non vogliamo nè nascondere nè castigare, ma al contario valorizzare e ringraziare.
10) DIRITTO ALLA COMUNICAZIONE: Nei luoghi di studio, nei luoghi della propria coscienza, nei luoghi dove si esprimono le diversità umane. Poter considerare un docente come una “guida”, un orientamento nello scoprire il mondo che si apre davanti a noi. E poter trattare un collega di corso come un compagno di apprendimento e non come un competitore con il quale lotteremo per un ipotetico posto di lavoro. Poter utilizzare le risorse tecnologiche che permettono oggi il continuo scambio di idee, informazioni ed esperienze a livello globale ed interpersonale. Questo è anche il diritto ad entrare in comunicazione profonda con se stessi ed è il diritto a scoprirsi: attraverso la conoscenza e l'interscambio di diversi popoli e culture.
Questo è allora il diritto alla diversità...diversità è comunicazione e multiformità! Una comunicazione multiforme nelle ideologie, nella spiritualità, nella religiosità o ateismo, nei costumi, nelle razze, nelle credenze, nella sessualità e nelle sue molteplici espressioni.
11) DIRITTO AL SENSO DELLA VITA: Riconoscersi “esseri umani” e non matricole, utenti, numeri, classi, fasce di reddito… Diritto ad interrogarsi sul significato della propria esistenza senza pudori nè autocensure. Avere la capacità di stare con i piedi per terra e la testa tra le stelle. Per questo è anche il diritto a trovare un senso in quello che si studia, mettendo ciò che abbiamo imparato al servizio dello sviluppo dell’ essere umano e non delle tristi multinazionali.
12) DIRITTO ALLA RECIPROCITA’ CON IL RESTO DELLA POPOLAZIONE: L’università non è un élite e deve aprirsi alle strade, giacché può sostenersi grazie allo sforzo di tutta la popolazione e di generazioni di lavoratori. Suo imprescindibile compromesso etico è, inoltre, il rifiuto di qualsiasi forma di collaborazione con poteri militari, politici, economici che, esplicitamente o ipocritamente, vogliano utilizzare “la conoscenza” per sottometterla al servizio dell’egoismo, dell’oppressione o della distruzione. La salute, l’educazione e la qualità della vita dei popoli sono parte integrante delle sue preoccupazioni sociali. Il suo gesto supremo di reciprocità con il popolo consiste nel mettersi al servizio di una nuova umanità, libera da ogni forma di violenza o discriminazione. Il suo più grande atto di coraggio è quello di poter immaginare spudoratamente una nuova civilizzazione planetaria dove ogni essere umano possa crescere sviluppando il corpo di un atleta, il cuore di un poeta, la mente di uno scienziato.
Questa carta si trova nel futuro e dietro la sua febbricitante irrealizzabilità ci da entusiasmo, ispirazione e direzione.
Con questa carta ci concediamo la spregiudicatezza di immaginare quello che non si può immaginare.
Questa carta così lontana che pare inarrivabile ci aiuta appunto a camminare.
Qualcuno ha detto che non si può costruire quello che non si può immaginare. Se le cose stanno così allora questa carta è la disinibizione di cui abbiamo bisogno per conquistare questi diritti.
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